L’aquila Signorina: teatro e scienza

pensiero, dramma, vita

L’aquila Signorina : teatro e scienza’ è l’eredita attuale del progetto ‘Terzadecade’ (nome che sopravvive nel sito di compagnia), formato nel 1994 e legato alla sperimentazione testuale e visiva.  Inizialmente L’aquila Signorina fungeva da supporto organizzativo per le creazioni di Terzadecade, prendendo un’autonoma visibilità solo nel 1999, quando Gabriele Argazzi e Barbara Bonora assunsero la direzione artistica dell’auditorium ex-San Matteo a Molinella di Bologna. La rassegna che nacque allora, ‘Colloqui con Y’, fu una vera ‘residenza’, con ospitalità e coproduzioni offerte a numerose compagnie italiane di teatro e danza. Dal 2000 in avanti i laboratori nelle scuole e con gli under 26 andarono a ampliare il book de L’aquila Signorina, con spettacoli on site allestiti in diversi spazi non teatrali dei territori di Bologna e Ferrara. La fine di ‘Colloqui con Y’ (nel 2004) ha rimesso al centro i percorsi di crescita attoriale e autorale di Argazzi e Bonora, propiziando la scelta di avere la scienza come campo di indagine e di puntare a una maggiore articolazione drammatica degli spettacoli. Il rapporto con i giovani prosegue grazie ai ‘bioplay’ del repertorio di teatro scientifico ‘Giganti Fragili’, messi in scena ogni anno in decine di istituti superiori italiani.

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Gabriele Argazzi

Sono nato nel 1968 e mio padre voleva che facessi l’ingegnere. Aspettativa con cui molti maschi della mia generazione si sono dovuti confrontare. Pensavo di essere tagliato per fare il filosofo e invece non era così. Ho avuto la fortuna di incontrare, durante gli studi, persone che mi hanno fatto capire che un ricercatore umanista legge infaticabilmente per una vita. E ogni tanto scrive un libro. Non faceva per me. Studiare mi piace, ma ho bisogno di agire; di mettere alla prova le cose che penso e che sento. La voglia del teatro è nata così e il suo fascino mi accompagna ancora perchè se ne può fare – se si è ostinati abbastanza – uno strumento per incontrare persone e diffondere idee. Inseguendo l’illusione (ah, Leopardi …) di poter incidere. Cosa che per fortuna avviene, anche se quasi mai secondo le mie previsioni. Sono un collezionista di vinili di musica elettronica di ogni specie. E’ Il mio punto debole – insieme ai dolci – e ve lo confesso volentieri.

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Barbara Bonora

Sono nata nel 1968. Da ragazza amavo soprattutto disegnare, ma ho fatto il liceo scientifico. All’università ho scoperto che lo studio poteva essere un premio oltre che una fatica e mi sono laureata in D.A.M.S. Spettacolo con una tesi di ricerca sulla mimo francese Eliane Guyon. Un’esperienza che mi ha insegnato molto e mi ha lasciato il fascino che ancora provo per il lato umano, emozionale, delle biografie individuali. Viverlo da dentro, il teatro, è stata una contingenza; certamente più con l’occhio di una regista che non con l’istinto di un’attrice. Degli spettacoli che faccio o interpreto amo più di tutto la preparazione, identificare i concetti e i passaggi, perdermi nei tanti fili che si vanno a tendere mentre si cerca la chiave. Non vorrei mai stringere e spesso dovermi fermare mi mette a disagio.  Mi piace molto mettermi davanti ai lavori di altri, anche se ho meno occasioni di quelle che vorrei. Allo stesso modo amo leggere; spesso ad alta voce. Assecondando piacere e pigrizia di chi mi sta vicino.

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